Tanto che anche il giornalista del Time, Stephan Faris, è intervenuto direttamente sulla questione puntualizzando quanto detto in sede d’intervista, ricorrendo anche a Twitter.
La citazione che la stampa italiana avrebbe travisato é la seguente: «I channel all this rage into this movement of people, who then go and govern. They should be thanking us one by one. If we fail, [Italy] is headed for violence in the streets»: il Corriere avrebbe invece riportato la frase “E se falliamo noi violenza in strada”. Insomma il pomo della discordia è legato a questa interpretazione della “violenza”: Grillo e il giornalista sostengono che il concetto espresso sia quello che la rabbia della gente é stata incanalata in un movimento di popolo e che se questo fallisce l’Italia é destinata alla violenza nelle strade, mentre il Corriere ha preferito dare un taglio sensazionalistico.
E sul blog di Beppe Grillo si legge chiaramente la presa di posizione del Movimento che sostiene essere un’alternativa alla violenza che sfocerebbe invece nelle strade, se non fosse incanalata nel dibattito democratico. Al di là delle singole posizioni è molto triste notare come il dibattito a seguito di un’intervista a un personaggio politico debba concentrarsi su un tema, quello della violenza, che dovrebbe essere quanto di più lontano dalla politica e dalla democrazia. Quella stessa politica e democrazia che dovrebbero invece essere portavoce del malcontento dei cittadini in termini sempre pacati e costruttivi.
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